Comunicazione
Piano editoriale social: come si costruisce quando il tempo è poco
Il piano editoriale social salta quasi sempre per lo stesso motivo. Come costruirne uno tarato sulle risorse reali dell’azienda, con poche rubriche fisse e una scorta per le settimane storte.
Il piano editoriale social ha una fama pessima dentro le aziende, e in parte se l’è meritata. Spesso è un foglio di calcolo compilato a gennaio, abbandonato a marzo, ritrovato a settembre quando qualcuno chiede perché la pagina è ferma. Il problema raramente sta nello strumento. Sta nel fatto che il piano viene costruito come un elenco di contenuti da produrre, mentre servirebbe un sistema capace di reggere anche nelle settimane storte.
Partire dai formati che sai davvero produrre
Un piano funziona quando è tarato sulle risorse reali dell’azienda. Chi ha un magazzino e un reparto produzione dispone di materiale visivo in abbondanza e di pochissimo tempo per scrivere. Chi vende consulenza si trova nella situazione opposta. Costruire il calendario partendo da quello che esiste già, invece che da quello che sarebbe bello avere, elimina metà dei buchi prima ancora di cominciare.
Nella gestione social media che seguiamo per aziende industriali, i contenuti che reggono nel tempo nascono quasi sempre in reparto: una lavorazione ripresa da vicino, un pezzo finito, una spedizione che parte.
Quattro rubriche fisse, ripetute
La ripetizione lavora a favore. Definire poche rubriche ricorrenti e farle tornare con regolarità riduce la fatica di inventare ogni volta e costruisce riconoscibilità in chi guarda. Una dedicata al dietro le quinte, una al prodotto, una alle domande che arrivano dai clienti, una alle persone che lavorano in azienda.
Il calendario diventa allora un incastro tra rubriche e settimane, e riempirlo richiede minuti invece di ore. Il resto del lavoro di comunicazione si appoggia su questa struttura.
La scorta che salva le settimane storte
Ogni azienda attraversa periodi in cui nessuno può occuparsi dei social: fiere, chiusure, urgenze di produzione. Tenere da parte sei o otto contenuti già pronti, privi di riferimenti temporali, copre quei vuoti senza abbassare la qualità di quello che esce.
È l’accorgimento più semplice del mestiere ed è anche quello che viene saltato più spesso.
Cosa misurare, e ogni quanto
Guardare i numeri ogni giorno porta a conclusioni sbagliate. Un ritmo mensile basta per capire quali rubriche tengono e quali si spengono. I dati utili sono pochi: quali contenuti fanno salvare o condividere, quali portano visite al sito, quali generano messaggi diretti.
Da lì il piano del mese successivo si scrive quasi da solo, spostando peso verso quello che ha funzionato. Se i social devono anche portare richieste, il collegamento con il resto delle attività di agenzia digital marketing va progettato in anticipo, altrimenti resta un canale che parla e nessuno che raccoglie.
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