Digital Marketing
Email automation: perché il canale “vecchio” funziona ancora meglio
L’email è il canale che molti danno per vecchio. Intanto continua a essere quello che rende di più. Non per magia, per un motivo preciso.
L’email viene data per morta con una regolarità quasi commovente. Ogni anno qualcuno annuncia che ormai contano solo i social, o le notifiche, o l’ultima app. Intanto l’email resta, per tante aziende, il canale che porta il ritorno migliore rispetto a quanto costa. Non per nostalgia. Per un motivo preciso.
Perché regge
L’indirizzo email è tuo. Non te lo cambia un algoritmo, non lo nasconde una piattaforma che decide di mostrare i tuoi contenuti a meno persone, non sparisce se cambia la moda.
Una persona che ti ha lasciato la sua mail ti ha dato un permesso, e quel permesso vale più di mille follower che non vedranno mai quello che pubblichi.
Il punto è cosa ci fai, con quel permesso. È qui che si separa l’email che funziona da quella che finisce nel cestino senza essere aperta.
Automazione non vuol dire impersonale
Email automation suona freddo, come se volesse dire mandare lo stesso messaggio a tutti in automatico. Fatta bene è l’opposto. Vuol dire che la persona giusta riceve il messaggio giusto nel momento in cui le serve, senza che qualcuno debba premere invio a mano ogni volta.
Chi ha appena comprato riceve le informazioni per usare bene quello che ha preso. Chi ha lasciato un carrello a metà riceve un promemoria gentile.
Chi non apre da mesi riceve un messaggio diverso da chi apre tutto. Sono percorsi pensati una volta e poi attivi da soli, che parlano a ciascuno in base a dove si trova, non a tutti nello stesso modo.
Dove sbagliano in tanti
L’errore più comune è trattare la lista come un megafono: stesso messaggio a tutti, sempre, finché le persone smettono di aprire.
Il secondo errore è scrivere solo quando si vuole vendere, così che la tua mail diventi sinonimo di “vogliono qualcosa”. Il terzo è non guardare mai i numeri, e continuare a mandare cose che nessuno apre.
Come si imposta bene
Si parte da una domanda semplice: in quali momenti una persona è davvero contenta di ricevere una mia mail? Dopo un acquisto, quando ha un dubbio, quando c’è qualcosa di utile per lei.
Si costruiscono i percorsi intorno a quei momenti, si scrive come si scriverebbe a una persona sola, e si guarda cosa succede per correggere.
L’email non è tornata di moda perché non se n’è mai andata. Continua a funzionare per chi la tratta come una conversazione invece che come un altoparlante.
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