AI
Prima dell’AI, i dati: perché l’ordine viene prima dell’intelligenza artificiale
Tutti vogliono l’AI in azienda. Pochi guardano la cosa che la fa funzionare o fallire: in che stato sono i dati che già avete. Si parte da lì.
Quando un’azienda mi dice che vuole “mettere l’AI” da qualche parte, la prima domanda che faccio non riguarda l’AI. Riguarda i dati: in che stato sono le informazioni che già avete. Perché un sistema intelligente costruito su dati disordinati produce, in modo molto efficiente, risultati disordinati.
È la parte meno affascinante del discorso, e la più decisiva. L’intelligenza arriva dopo. L’ordine viene prima.
Cosa intendo per dati in ordine
Penso a cose concrete. I contatti dei clienti raccolti in un posto solo invece che sparsi tra un gestionale, tre fogli di calcolo e la memoria di una persona.
Le informazioni scritte sempre nello stesso modo, così che “Mario Rossi” e “Rossi Mario” non risultino due clienti diversi. Lo storico di cosa è successo con ciascun cliente, accessibile quando serve. Dati aggiornati, non fermi a due anni fa.
Sembra banale, e quasi nessuna azienda li ha davvero così. La verità è che la maggior parte delle informazioni utili esiste già, solo che è frammentata, duplicata e in parte vecchia.
Perché l’AI amplifica lo stato dei dati
Un agente AI che gestisce le relazioni con i clienti è bravo quanto i dati su cui lavora. Se lo storico di un contatto è completo e pulito, prepara una risposta sensata e pertinente.
Se lo storico è a pezzi, prepara una risposta sicura di sé e sbagliata, che è peggio di nessuna risposta. La macchina non sa di non sapere, va avanti con quello che trova.
Per questo, quando in Doozy abbiamo costruito MirooCRM, la parte intelligente è venuta dopo il lavoro sui dati. Prima abbiamo messo ordine in cosa si registra e come, poi l’agente ha avuto una base su cui ragionare. L’ordine dei fattori, qui, cambia il prodotto.
Da dove partire, senza grandi progetti
Non serve un progetto enorme per cominciare. Serve guardare dove vivono le informazioni dei clienti oggi, quante volte la stessa cosa è scritta in posti diversi, e quanto è faticoso, per una persona, trovare lo storico di un contatto.
Quelle tre domande dicono già se siete pronti per costruirci sopra qualcosa di intelligente, o se il primo lavoro è fare pulizia.
È meno entusiasmante che parlare di AI. È il pavimento su cui poi l’AI riesce a stare in piedi.
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